ll messaggio del Presidente Alfredo Pudano sui 20 anni di Attendiamoci.

Buon compleanno Attendiamoci!

20 anni sono tanti… e, come ogni buon compleanno che si rispetti, soprattutto per numeri “tondi e pieni” come quest’anniversario, è tempo di bilanci…

È tempo per voltarsi indietro, per ri-cor-dare chi siamo e da dove proveniamo, trasformando le orme che abbiamo lasciato in segni indelebili di storie ed esperienze: storie di volti, sorrisi, abbracci; storie di dedizione e servizio; storie di picchi di entusiasmo e valli di stanchezza; storie di sacrificio di tanti giovani che hanno sposato una vocazione al motto “cambiamo il mondo: pensa globalmente e agisci localmente!”, per farsi prossimi accompagnatori di volti ancora non noti, nella logica dell’Amore di un Dio che, in quell’abbraccio, trasforma uno sconosciuto in fratello.

Storie di intrecci di umanità in cui Attendiamoci ha allargato lo spazio della tenda da Reggio Calabria a Milano, per generare entusiasmo ed emozioni autentiche che continuano a farsi casa e famiglia, relazione, ascolto ed empatia, volti e sorrisi per ogni giovane incontrato lungo il cammino dell’esistenza.

Ma “voltarsi indietro” non significa fermarsi alla nostalgia della nostra “giovinezza”:

è un rischio da eludere, ma necessario per poter attingere alla tradizione,

all’esperienza, alle orme tracciate in percorsi di vita e vocazione, su cui poggiare per

uno slancio ulteriore.

In questo ricordo e slancio, ancora oggi, ci “a-ttendiamo”:

  • Mettiamo nuove tende per accogliere sempre i giovani incontrati in ogni deserto esistenziale;
  • E tendiamo verso l’altro con nuovo spirito, ricco di quanto vissuto, e

rinvigorito nell’entusiasmo, in quell’en-theos perché “tutto posso in Colui che mi dà forza” (Fil 4,13).

E questo slancio, ancor di più oggi, lo dedichiamo ai giovani: 20 anni fa molti dei nostri ragazzi ancora non erano nati; 20 anni fa, molti incontri non erano stati segnati… Eppure erano già “pensati e amati”: si tracciava già un’attenzione all’ultimo, a chi sta ai margini dell’esistenza, per prevenire ogni forma di disagio

esistenziale e potenziare le risorse personali, restituire speranza e futuro alle nuove generazioni, sempre più relazionalmente deboli nel mondo digitalizzato dalle relazioni trasformate in contatti e like.

Un’attenzione che è vocazione all’ultimo, a chi sta ai margini, a chi è debole di fronte ad un mondo che sempre più sembra respirare con i polmoni d’acciaio, offrendo alternative di senso alla vorticosa competitività dell’individualismo più spinto, perché “Mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno” (1Cor 9, 22).

In questo tempo di bilanci, in questo compleanno speciale, che mi vede come nuovo Presidente di Attendiamoci, non si può non cominciare con un profondo grazie duale: è un grazie che è testimonianza di incontro di Dio lungo il cammino della mia vita; ed è un grazie che è testimonianza di un rapporto di unicità di Amore nella relazione filiale con il mio padre spirituale don Valerio, nostro assistente.

Due facce della stessa medaglia, due relazioni l’una specchio dell’altra: relazioni che segnano e “in-segnano”, relazioni che si vivono in condivisione vocazionale, lungo la strada del servizio ai giovani.

Un grazie che è forza e da cui deriva il mio sì di oggi: un sì dettato dalla gratitudine di chi ha donato ed ha ricevuto cento volte tanto, di chi è stato oggetto d’Amore e, rendendosene conto, non può che Amare…

Un grazie grande che affonda le sue radici nei valori della mia famiglia di origine, in mio padre, in mia madre, in mio fratello, che, traslati e rinvigoriti dal piano associativo, fanno abbracciare la mia famiglia attuale, i miei figli Giovanni e Clelia, mia moglie Felicia, con cui vivere la vocazione del matrimonio in una scelta di dedizione per una famiglia allargata: la famiglia di Attendiamoci, in cui vedersi padre e figlio, accompagnatore e “apostolo”, insieme in sequela per generare Bene.

Un grazie che va agli “operai della vigna” e, partendo dai primi fratelli dei soci fondatori (Domenico, Gianni, Peppe), arriva agli operai “dell’ultima ora”, passando per ogni volto e sorriso con cui abbiamo condiviso gioia e sudore.

Un grazie che va a tutti e a ciascuno: per quanto fatto insieme, perché narra chi siamo; per quanto faremo insieme, perché segna ancora Chi seguiremo…

È in questa sequela che si segna il nostro futuro: ancora siamo chiamati a prendere la nostra croce e a seguirLo.

Sicuramente non è un percorso semplice: nel prendere la mia decisione, valutando se accettare questa chiamata al servizio, la logica e il raziocinio davano risposte secche: “No. Sei tu ad aver bisogno di volontariato con i problemi che hai! Non hai tempo, né energie: impossibile! NON ACCETTARE!” era la frase imperante.

E mentre queste parole risuonavano assordanti, via via un sussurro faceva breccia con la preghiera. Un sussurro che portava un messaggio chiaro e preciso attraverso due frasi che hanno segnato il mio percorso:

“Forse volete andarvene anche voi?” (Gv 6, 67) “Date loro voi stessi da mangiare” (Mc 6, 37).

Ed eccoci qui a dire il mio “Sì”: ci sono, con i miei pregi e i miei difetti, certo che, insieme, ancora, siamo chiamati a cambiare il mondo, consapevole nella libertà di essere profondamente amato, non per i miei meriti, ma in virtù della Sua sconfinata misericordia.

La sfida mi attende e ci attende!

Nuove coordinate tempo-spazio-cuore verranno tracciate insieme per continuare il viaggio e delineare nuove rotte, per vincere le sfide della contemporaneità, per dedicarci a restituire ai nostri giovani un futuro in cui credere, rendendolo sostenibile attraverso il servizio autentico a cui, assieme, siamo chiamati:

Attendiamoci, ancora, INSIEME, per cambiare il mondo! Al vostro servizio, semplicemente vostro,

Alfredo