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Storia

Costruire una casa per i giovani: il punto di vista del team

Manuel Grasso, del team di progetto di Casa Kerigma, racconta cosa significa pensare e curare uno spazio che deve accogliere, formare e tenere insieme persone molto diverse.

Comunità · Gerusalemme · 5 dicembre 2025 · Manuel Grasso
Team di progetto Vita comunitaria Terra Santa Dietro le quinte

Quando ho iniziato a lavorare al progetto di Casa Kerigma, ho capito subito che il lavoro che ci aspettava non era principalmente logistico. Pensare agli arredi, alla cucina, ai turni delle pulizie è una parte — importante — ma se si esaurisse lì avremmo aperto un ostello. La domanda vera, per il team, è un’altra: come si fa a costruire un luogo che, quando una persona ci entra, le faccia sentire che è attesa?

Le risposte le abbiamo cercate sul campo. Abbiamo fatto errori — gli spazi comuni inizialmente erano troppo formali, le camere non avevano abbastanza luce, mancava un angolo per la preghiera personale che non fosse la cappella — e li abbiamo corretti. Ho imparato che l’accoglienza non si progetta a tavolino: si aggiusta vivendo dentro la casa, ascoltando chi ci passa.

La cosa più bella, lavorando in Casa Kerigma, è vedere che persone arrivate per motivi molto diversi — pellegrini, presbiteri, studenti universitari, famiglie, giovani in ricerca — riescano a stare alla stessa tavola la sera. Non per caso: perché qualcuno, prima di loro, ha curato la luce della sala, ha scelto quella tovaglia, ha preparato quei piatti. Sono gesti piccoli, e fanno tutta la differenza.

Per me Casa Kerigma è anche questo: la prova che si può lavorare con serietà a un progetto senza perderne il cuore. Lo dico con gratitudine, da membro del team: sono stato io, in molti giorni, ad essere accolto e formato da questo luogo, non il contrario.

In una delle nostre case

Casa Kerigma - Gerusalemme →

Gerusalemme, Israele

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