Non sono uno bravo con le parole. Quando mi hanno chiesto di scrivere qualcosa per il sito, ho pensato che avrei dovuto dire qualcosa di profondo, di pensato. Ma quello che mi viene da dire è una cosa semplice: Casa Kerigma è veramente casa.
Lo dico così, senza giri di parole, perché è questo che ho sentito. Ho abitato lì per un periodo lungo, in giorni in cui le mie cose non erano tutte chiare. Avevo bisogno di un posto in cui stare, e ho trovato molto di più: una stanza con dei colori miei, una cucina in cui potevo cucinare e non solo essere servito, persone che chiedevano come stavo senza chiederlo per dovere.
Mi è capitato, una sera, di sedermi sul terrazzo da solo a guardare la luna sopra Gerusalemme. Ho pensato a casa mia, in Italia, e mi sono detto che la distanza non mi pesava. Non perché mi mancasse di meno casa mia — mi mancava, mi manca — ma perché qui non mi sentivo via da casa: mi sentivo dentro un’altra casa.
Forse il bello è proprio questo. Casa Kerigma non vuole sostituire niente. Ti accoglie come sei, ti lascia il tempo che ti serve, e quando te ne vai non ti chiede di restare grato per sempre. Ma intanto ti ha cambiato un po’.
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