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Educarsi con la fatica alla gratuità dell’amore. Quattro giorni di vita comunitaria e di lavoro promossi dall’associazione Attendiamoci Onlus Stampa E-mail
Venerdì 09 Agosto 2013 12:08

Provare per credere, credere per fare”: è questo il titolo dell’esperienza residenziale rivolta ai giovani dai 18 ai 35 anni, promossa dall’associazione Attendiamoci Onlus, presieduta da don Valerio Chiovaro. Quattro giorni (dal 4 all’8 agosto) di vita comunitaria e di lavoro nelle strutture che ospitano le attività associative; quattro giorni per educarsi alla fatica, sopportabile se condivisa, per aprirsi alla gioia dell’incontro e all’ascolto della Parola delle Sacre Scritture, per affinare un discernimento vocazionale e riconoscere il disegno di vita di ciascuno di noi.

Suddivisi in gruppi, assaporando così il gusto della corresponsabilità e del lavoro di squadra, circa 35 ragazzi hanno dedicato le mattine alla ristrutturazione e riqualificazione delle tre strutture che fanno da palcoscenico alle iniziative associative: il Villaggio dei Giovani, bene confiscato, centro per la formazione continua ed integrale dei giovani attraverso esperienze residenziali; una struttura recentemente donata ed ubicata a Lazzaro, nella quale si vuole realizzare una serie di micro -laboratori permanenti di antichi mestieri, dove sviluppare competenze manuali, tecniche e imprenditoriali; e la Casa dei Giovani Peppe Condello, in cui si svolgono le attività formative e in cui vengono erogati diversi servizi per i giovani della città.

Come ha affermato uno dei partecipanti, Gianfranco Cipriani, alla sua prima esperienza di campo lavoro, “la fatica delle riparazioni effettuate è ampiamente ricompensata dal frutto del lavoro e dall’idea che in quei luoghi altri giovani come me potranno prendere parte ad attività formative e di crescita”. Lorenzo Tortorella, responsabile di uno dei gruppi dell’Azione Cattolica della Chiesa S. Maria della Cattolica dei Greci, alla sua seconda esperienza di campo lavoro, ha sottolineato la bellezza della sinergia tra diverse realtà associative, per poter lasciare un segno nelle strutture frequentate. Ha inoltre posto l’accento sull’importanza di aver avuto nel pomeriggio momenti liberi, di svago, in cui organizzare partite di beach volley, uscite in canoa, tornei di basket o scacchi, momenti di preghiera in spiaggia al tramonto, che hanno consentito a tutti i partecipanti di conoscersi meglio e di creare forti legami non soltanto con le persone con le quali si condivideva la mattinata di lavoro. Fatica, sudore, momenti di relax e aggregativi ma anche momenti formativi, di crescita spirituale guidati da don Valerio Chiovaro e di crescita personale attraverso l’ascolto di una testimonianza. Giorno 6 agosto, infatti, i ragazzi hanno potuto ascoltare le parole dell’attore televisivo e teatrale Francesco Migliaccio, che vanta, tra le altre, partecipazioni alla produzione televisiva “Il Commissario Montalbano” e al film “Benvenuti al Nord”. L’attore, stimolato dalle domande dei presenti, ha ricordato gli inizi della sua carriera, l’iscrizione alla Scuola dei Filodrammatici effettuata dal fratello che ha creduto in lui, i personaggi interpretati in teatro, la precarietà insita nella struttura stessa del suo lavoro, l’incontro con la moglie, Maria Ariis, con cui condivide la passione del teatro e la professione di attore. Ha ricordato come il suo sogno, attraverso la fatica, le delusioni e le soddisfazioni, proceda a piccoli passi verso la realizzazione del suo progetto di vita. L’attore ha esortato i ragazzi a non fermarsi mai: “Il progetto che ognuno di noi è è sempre in fieri e l’esperienza da voi vissuta in questi giorni deve aiutarvi a capire che ogni mestiere si riempie di significato se messo al servizio degli altri”. Alla dimensione professionale e personale si è aggiunta la dimensione familiare e di coppia, grazie alla presenza della moglie e del figlio di Francesco Migliaccio. “Trasformare in positivo la realtà per te e per gli altri attraverso un atto creativo” è la frase pronunciata da Maria Ariis che ha colpito particolarmente Felice Chirico, uno dei partecipanti, volontario di Attendiamoci. Sogno è capire ciò che ti fa stare bene ma è anche contribuire al benessere degli altri. È quello che questi ragazzi hanno sperimentato in questi giorni: prendersi cura delle strutture è prendersi cura delle persone che le frequentano, è renderle sempre più “proprie”.

Maria Teresa Pratticò, alla sua prima esperienza di campo lavoro, si è detta entusiasta di aver potuto accompagnare, alla fatica, la riflessione e la formazione spirituale sul senso del lavoro nelle Sacre Scritture. Un excursus biblico a partire dall’Antico Testamento, in cui Dio si staglia come grande lavoratore che, partendo da un abisso di desolazione, crea opere d’arte ponendo come punto apicale del progetto ciascuno di noi. Nel Nuovo Testamento Gesù è presentato come falegname, San Paolo come costruttore di tende: il lavoro è dunque condizione attraverso cui ciascuno realizza il progetto per cui è stato creato e contribuisce a migliorare il mondo.

Attraverso la metafora del lavoro, i ragazzi che hanno preso parte a questa esperienza hanno vissuto la bellezza dello stare insieme, contribuendo nel fare sperimentare all’altro la potenza della gratuità. La fatica di questi giorni, l’aver messo mano a mattoni che d’ora in poi diranno qualcosa di loro, l’aver lavorato per persone che forse non conosceranno e non chiederanno nulla in cambio sono una grande forma d’amore, che non svuota ma riempie, perché il vero “grazie” è l’essere arricchiti delle vite incontrate, degli sguardi in cui riconoscersi, del tempo condiviso, dell’aver collaborato alla forza di un sogno.

(Maria Rosaria Araniti)