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Dai corpo alla vita Stampa E-mail
Sabato 29 Ottobre 2005 16:32

E il Verbo si fece carne e dimorò fra noi
e abbiamo visto la sua gloria,
gloria come di Unigenito dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Gv 1,14

Non potevamo che continuare così: dopo tutto un anno di Verbo - Parola, di comunicazione e di ascolto carico di consapevolezza e accoglienza, eccoci a dare corpo alla vita… A farci carne, ad attendarci (è questo il significato del verbo tradotto con dimorò). Tutto ciò nella storia del mondo per essere sempre più protagonisti di questa vita unica, irripetibile e per una sola volta. Una vita che, pur essendo oltre, ha anche i contorni del nostro fisico, non una prigione entro la quale ridurre sogni e aneliti, ma un passerella di incontri, un’autostrada di relazioni.

Il corpo, la nostra dimensione fisica, è più che un impasto di cellule, una somma di organi. Siamo perfino di più di ciò che siamo, non solo il frutto dell’amore dei nostri genitori, ma la risultante di migliaia di relazioni. Il grande mistero dell’essere corpo si snoda attraverso millenni di combattimenti genetici, di evoluzioni e involuzioni, di storia che si fa carne. Ripartire dalla nostra dimensione fisica ci aiuta, allora, a sentirci miracolo, a scoprirci meravigliosamente, fisicamente, materia. Mistero intessuto di atomi e molecole, di cellule, di tutto ciò che ora mi fa essere un po’ così. Assumere la carne -così è per il nostro Dio- è condividere in pienezza il destino e la destinazione dell’uomo. La scelta di farsi carne è ciò che rende il nostro Dio uomo e ogni uomo sua immagine. Così, conoscere la propria dimensione fisica (o come preferisco il corpo) è crescere in esso e attraverso esso, crescere e non solo assistere alla sua crescita ed, eventualmente, al suo deperimento. Conoscere la dimensione fisica è accorgersi che il segreto dell’unità e della diversità è già dentro di noi, che il corpo è il più significativo segno dell’anelito alla comunicazione e, ancor più, della comunione (così è chiaramente descritto nelle lettere di San Paolo). Conoscere il corpo, così è anche per la teologia ebraica, è riconoscersi tempio, luogo della presenza e dell’incontro con Dio, è scoprirsi sintesi dei quattro punti cardinali, punto focale dell’umanità, baricentro dell’universo.
E’ bello risvegliarsi la mattina ricchi di questa certezza: il corpo non è un peso da trasportare, o uno strumento di aggressione o di seduzione. Il tuo corpo sei tu, anche se tu sei sempre più del tuo corpo.

Conoscere, accettare, amare, offrire, sono le tappe di ogni cammino di crescita.
Dai corpo alla vita allora, perché il tuo esistere non sia un subire, non sia scontato, non sia la maschera di superficialità che spesso incontriamo in chi si vive il suo essere solo come corpo.
Ci auguriamo di vivo cuore che questo cammino ti incontri, che tu stesso possa diventare cammino per tanti altri, così come è stato per molti di noi.
Per adesso ti accogliamo con la libertà e l’amorevolezza che vogliono caratterizzare il nostro stile.
Buon attendamento, buon cammino, possa il Dio che si è fatto corpo e che continua ad incarnarsi in ogni celebrazione -eternità di incarnazione nel tempo- accompagnare e benedire le nostre fatiche per donarci l’ebbrezza del sentirci costantemente parte del suo corpo che vive nell’oggi della Chiesa, nel tempo dell’uomo che, con cuore sincero continua a cercarlo.

Don Valerio